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Mercanti di Liquore live at Osnago, 17/07

Premessa: quello a cui ho assistito ieri notte insieme a Lui era soltanto il mio terzo concerto dei Mercanti. Nonostante il mio folle amore per questo trio brianzolo, purtroppo, problemi di vario genere (leggasi scuola, non-avevo-ancora-la-patente, accompagnatori che mi danno buca all’ultimo minuto, etc.) mi hanno sempre impedito di seguirli più fedelmente (eccezion fatta per il 23/05/2004 con “Coso” e per il 27/07/2005 con lei).

Eppure, sempre ieri notte, quando, ancora carica per l’adrenalina post concerto, mi rigiravo nel letto cercando di prender sonno, pensavo che forse è stato meglio così. Ho potuto apprezzare e gustare la loro musica fino all’ultima nota, e con una maturità che me li ha mostrati sotto una luce diversa: dall’adorazione patetica dei primi due concerti e di un’adolescenza acerba, all’amore più intenso e meno banale di ieri e oggi. Da “La musica dei poveri”, con cui i Mercanti hanno aperto il concerto, fino agli ultimi “Soldatino canta canta…” che continuavano ad libitum fra i saluti di Lorenzo (n.d.a. Monguzzi, voce e chitarra), il mio cuore non ha smesso di palpitare un secondo, e la mia voce di cantare, a squarciagola, sì, perchè dovevo. Una liberazione da tutte le brutture di quest’ultimo periodo e un ricongiungimento con chi ha avuto grande importanza per la mia crescita, musicale e non. E anche quando il fiato per cantare sembrava essersi perso fra i millemila saltelli, e il sudore imperlava la mia pelle, e le mani, rosse e bollenti, quasi non riuscivano più a scontrarsi e a tenere il tempo delle canzoni, io c’ero. Io. Ne “La musica dei poveri”, ne “La semi-automatica”, ne “La moglie brontolona”, ne “La mia ora di libertà”, “in “Cecco il mugnaio” , ne “L’eroe”, in “Brigante se more”, in “El pueblo entiende la poesia”, in “Santa Sara”, ne “Il viaggiatore”, in “Apecar”, in “Sette fratelli”, ne “Il sergente della neve + La guerra di Piero”, ne “Il vigliacco”, in “Lombardia”, in “Mai paura”, in “Sono apparso alla Madonna”, ne “Il gorilla”, in “Geordie” (la scaletta non è riportata esattamente, perchè le emozioni hanno preso il sopravvento, e la mia memoria è andata a farsi fottere in 2 secondi!).  C’ero quando Lorenzo ci ha baciati durante “Geordie”, o quando gli si è rotta la corda della chitarra, o durante l’assolo di Simone (n.d.a. Spreafico, chitarra acustica, basso, seconde voci) in “El pueblo entiende la poesia”, o ancora quando Simone non riusciva a fare la seconda voce perchè noi cantavamo troppo, o mentre Piero (n.d.a. Mucilli, fisarmonica) suonava come solo lui sa fare e cantava con noi. C’ero. E ci sarò.

Grazie, a Lui, ai Mercanti, a me.

2 commenti Luglio 18, 2008

Per M.

Pensavo che tu fossi una delle rare meraviglie che quella scuola mi avesse riservate. Ne ero convinta, sin dal giorno in cui ti ho incontrata agli “Istituti nuovi” a comprare i libri di quarta ginnasio. Eri diversa, ti capivo, già allora. Bastava uno sguardo. Poi te ne sei resa conto pure tu, la nostra amicizia cresceva esponenzialmente a mano a mano che i giorni scorrevano via. I pomeriggi assolati di maggio a camminare per Monza e parlare, sì, me li ricordo ancora. Le telefonate, sempre tue, per i compiti e poi…iniziavamo a parlare d’altro. Le mail, i messaggi, il mio quindicesimo compleanno e tu che sei rimasta a casa mia a dormire, o meglio a parlare fino a notte tarda. Tu c’eri, a gennaio e a luglio, a consolarmi. L’anno successivo non facevamo altro che litigare, noi due, così unite, e così cocciute, dannatamente uguali e lunatiche. Mi son avvicinata ad altre persone, ne ho conosciute altrettante, eppure ero ancora la tua gemellina. Il terzo anno ci siamo separate: io dovevo starle vicina, tu volevi novità. Parlavamo ancora sì, ma meno di un tempo. Non c’era mai tempo per noi. Solo sguardi e tacite intese. E chiamate in riva al mare, e un post dedicato a te. L’anno scorso la bufera. Emotivamente parlando ero a pezzi, fisicamente parlando pure. Sprizzavo stress e nervosismo da tutti i pori, non riuscivo più a controllare la mia vita, non potevo aiutarla e consolarla, non potevo sempre ascoltare senza mai essere ascoltata. Tu c’eri, poco, perchè la tua vita ti reclamava. E non te ne ho mai fatta una colpa. Nonostante la tua vicinanza a lei mi facesse male: non per gelosia, semplice affezione eccessiva nei tuoi confronti e timore che potesse farti del male. Poi ho conosciuto lui. E la mia vita è radicalmente mutata: a poco a poco ho tolto le erbacce dal mio giardino, quelle che tanto mi facevano soffrire e che hanno lasciato un solco profondo, nonostante tutto. Tu no, non eri fra quelle. Tu rimanevi, eri una delle poche persone di cui realmente mi fidassi. Eppure tu volevi andartene, volevi respirare aria nuova, perchè ti sentivi imprigionata. Io provavo lo stesso, ma volevo tener duro. Tu cercavi, volevi a tutti i costi cambiare scuola. Ho pianto, tanto, mentre tornavo a casa con lui dal messicano. Me ne son fatta una ragione. E’ passata l’estate, è giunto l’ultimo anno. Tu c’eri. Io son diventata impenetrabile e riservata, e tu hai cercato qualcun’altra che potesse starti vicina. Ne ho sofferto, come immagino anche tu. Il problema era ed è tuttora che non so più aprire il mio cuore tanto facilmente. Perchè, lo dico a malincuore, neppure tu riesci più a leggere i miei pensieri e i miei sentimenti e perchè la sofferenza causatami da altre situazioni che ben conosci, mi ha resa tale. Ed io ti vedo così distante da quella che eri e che ho conosciuto. Le nostre vite si sono scisse, le nostre anime pure. Tu vivi il tuo, io il mio. E ne soffro, sì, soffro perchè tu pensi che non ho più sogni, perchè neppure tu capisci quanto io sia cambiata, quanto sia meno stupida e più riflessiva, innamorata. Di me, di lui, della vita.

Con la speranza che tu capisca e non fraintenda le mie parole. Con la speranza che un giorno noi si possa recuperare questo rapporto. Rimani pur sempre la mia damigella di nozze! Con il cuore in mano e le lacrime agli occhi mentre scrivo questa pappardella melensa. Perchè sei ancora quella meraviglia che ho conosciuto e amato, eppure qualcosa si è rotto.

2 commenti Luglio 1, 2008

The very end

Fine. Quella vera. Un sorriso e un pizzico di melanconia, e quelle lacrime appena uscita dall’aula. Tu c’eri, col tuo abbraccio, pronto ad accogliermi, a prendermi per mano alla fine. O meglio, all’inizio. Finalmente viva.

Add comment Giugno 29, 2008

Praha, 16-19 aprile 2008

4 giorni intensi, di cui ricorderò sicuramente Anna Kaplanova, la frenesia e l’irruenza dei praghesi, specialmente su tram e metropolitana, gli sguardi torvi dei praghesi nei confronti della “terronia” d’Europa, le scale mobili ultraveloci e i salti per riuscire a salirci sopra, il freddo e il vento polare, la pioggia torrenziale dell’ultimo giorno, le felpe “drinking team“, le corone, gli infortunati che aumentavano di giorno in giorno, il mal di piedi, il sonno, la tv italiana, l’altoparlante della tv in bagno, russa, ceca, “padao” e “pandao“, la “Happy Mary Coming“, la classe che finalmente socializza, tutte contro Calda, la Gali che se ne esce dalla camera con la coperta sulla testa, la Gali leonessa, la Figgy che mi aspetta alzata perchè io non riesco ad addormentarmi se lei russa (tanto poi hai russato lo stesso!), io e Ilaria a parlare sedute in corridoio, Bea e Trice, D’aria e la sua amichetta, la molle, la Ale che si trasforma nella molle, Marica, la steppa di Praga, il centro di Praga, tutto quello che abbiamo visto, l’mp3 dimenticato a casa, i viaggi in aereo, la malinconia.

Ci speravo, sai? Invece mi ritrovo nuovamente con un pugno di mosche in mano. Forse tu non volevi o non riuscivi a capire quel che intendevo io, forse pretendevo troppo, forse mi son sbagliata, ho commesso un errore di valutazione. Ma ci tenevo tanto. E sabato sera trattenevo a stento le lacrime. E venerdì, quando ti ho vista sulla porta della mia camera, non so cosa mi si sia scatenato dentro, volevo solo urlare e piangere, volevo silenzio e solitudine. Perchè tu non te ne rendi conto, e io continuo a soffrirne. Ti ho persa.

Add comment Aprile 22, 2008

Una rosa blu

Una rosa blu, e il ricordo di momenti indescrivibili, preziosi e vitali, eppure così fugaci e unici, così irripetibili e inafferrabili. E sogno, di quando diverranno sempre, e intanto guardo la mia rosa, blu. E voglio posare le mie labbra sulle tue, sentire il tuo sapore, il tuo odore, sdraiarmi sul tuo petto e ascoltare il tuo respiro, o il battito del tuo cuore.

Voglio donarti la mia anima, voglio impossessarmi della tua: voglio te.

“Una rosa blu che non va più via
dolce e un po’ perversa come un po’ diversa è la tua fantasia…”

-Una rosa blu- Michele Zarrillo

2 commenti Marzo 10, 2008

Guarda che luna

Guarda che luna, guarda che mare,
da questa notte senza te dovrò restare
folle d’amore vorrei morire
mentre la luna di lassù mi sta a guardare.

Resta soltanto tutto il rimpianto
perché ho peccato nel desiderarti tanto
ora son solo a ricordare e vorrei poterti dire
guarda che luna, guarda che mare!

Ma guarda che luna, guarda che mare,
in questa notte senza te vorrei morire
perché son solo a ricordare e vorrei poterti dire
guarda che luna, guarda che mare!
Guarda che luna, guarda che mare! Che luna!

-Guarda che luna- Petra Magoni e Ferruccio Spinetti (originale di Fred Buscaglione)

Add comment Febbraio 24, 2008

Mi distruggerai

Io so cos’è la passione
Ma non lo so se è veleno
Io non so più cosa sono
E se ragiono o se sogno
Annego e il mare è lei
Sento i sentimenti miei
Che non ho sentito mai
L’onda che non affrontai

Mi distruggerai, mi distruggerai
E ti maledirò finché avrò vita e fiato
Mi distruggerai, mi distruggerai
Tu mi hai gettato nell’abisso di un pensiero fisso
Tu mi distruggerai, mi distruggerai
Mi distruggerai

Io cado in te, tentazione
E tutto al diavolo va
La scienza e la religione
E virtù e castità
Io guardo un orlo di gonna
E vedo abissi di donna
La gonna gira e mai
Mai per me la toglierai

Mi distruggerai, mi distruggerai
E maledico te perché di te non vivo
Mi distruggerai, mi distruggerai
Ti abbraccio in sogno tutto il giorno e sto, di notte, sveglio
Tu mi distruggerai, mi distruggerai
Mi distruggerai

E quel mio cuore d’inverno
E’ un fiore di primavera
E brucia dentro l’inferno
Come se fosse di cera
Sei tu che soffi sul fuoco
Tu, bella bocca straniera
Ti spio, ti voglio, t’invoco
Io sono niente e tu vera

Mi distruggerai, mi distruggerai
E ti maledirò finché avrò vita e fiato
Mi distruggerai, mi distruggerai
Tu mi hai gettato nell’abisso di un pensiero fisso
Tu mi distruggerai, mi distruggerai
Mi distruggerai
Mi distruggerai
Mi distruggerai, mi distruggerai
Mi distruggerai

-Mi distruggerai- Notre Dame de Paris Soundtrack

Add comment Febbraio 20, 2008

Piccolo sfogo…

Ancora non capisco come, dopo la bellezza di un anno, A. mi guardi ancora con quello sguardo di supponenza e arroganza e, oserei dire, odio. Non che me ne importi molto, sinceramente. Ma ogni volta che succede mi lascia indisposta. E mi sento una cretina, io. Che di spiegazioni e motivazioni e giustificazioni (che non dovevo dare) ve ne ho fornite a bizzeffe, che ho cercato di placare le acque tra di noi, che volevo evitare quanto è successo, che ho sofferto e pianto e che non tolleravo quei litigi, quella situazione, ora scemata in fredda, se non gelida indifferenza. Non l’ho voluta io questa situazione, non la volevo, ai tempi. Mi ci avete costretto, mi ci ha costretto la vostra ottusità, o forse la vostra gelosia o forse…non lo so. Non me lo spiego, io. Non mi spiego le vostre reazioni, le vostre parole, le vostre offese, i vostri attacchi, le vostre zanne e i vostri artigli sempre pronti a ferirmi. Perchè?

Mi dicevi sempre che ti continuavi a scervellare e non capivi cosa mi stesse succedendo, come mi comportassi, cosa fossi diventata. In realtà sono io a non aver capito niente, V.  Non ti andavo più a genio? Ero diventata troppo diversa dalla me che conoscevi o che pensavi di conoscere? Non mi capivi? Figuriamoci ora.

Nemmeno tu eri riuscita a leggere dentro di me, V., nè tu, nè A., nè M. Non volevate me per quella che sono, volevate la me che vi figuravate voi nella vostra testolina. Dove siete ora? Cos’è cambiato in voi? Siete sempre le stesse. Siete sempre più tristi. E sole. Continuate a cercare spasmodicamente chi vi doni affetto, amore, una qualche conferma dalla vita. Ma dove siete ora? Non è cambiato nulla. Non è questo che volete.

2 commenti Febbraio 7, 2008

Ieri

Che poi i capelli li ho tagliati, e li ho anche tinti.  Perchè volevo lasciarmi alle spalle quella patina di malinconia che non mi ha abbandonato se non ieri. Quel che poi mi faceva morire era il non sapere da cosa derivasse la mia tristezza, quali le sue radici, e come poterle dissotterrare e spezzettare, per evitare che crescessero ulteriormente e si ramificassero ancor di più. Che poi è bastata la giornata di ieri a eliminare tutti  i residui di malumore. O meglio, ieri pomeriggio. Vorrei poterlo rivivere, e provare le stesse sensazioni e le stesse emozioni, così forti e prorompenti, e sentirmi legata indissolubilmente a te, solo a te. Poco m’importa di quel che succede fuori, anzi nulla, quando sono fra le tue braccia, con te, e quando ti avvolgo in me. Come a Canzo. Come in montagna, l’inverno e l’estate scorsi. Come sempre, con te.

1 commento Febbraio 4, 2008

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