Archivio per Luglio 2008




This is love!

1 commento Luglio 29, 2008

Senza titolo #1

Non la odio. Mi fa innervosire a dismisura, questo sì. Perchè vedo e tocco la discrepanza fra lei e me, fra lei e lei.  So di non essere come nessuna delle due, propendo verso la mia, di madre, però: indissolubilmente legata e devota alla propria famiglia prima che a se stessa, con un briciolo di raziocinio, forza di volontà, caparbietà e testardaggine. Soffro. Per te, per il trattamento che ti riserva, per le condizioni in cui vivi, per la tua indifferenza che poco mi convince. Voglio che tu comprenda qual è la differenza fra me e lei, anche se questo può rabbuiare il tuo sorriso. Non la odio, solo una parte di me non la accetta. Non la può accettare, non lo farà mai. La mia famiglia non è come la tua, non lo è mai stata. Ma la mia ormai è anche la tua. Sappilo.

1 commento Luglio 28, 2008

Mercanti di Liquore live at Osnago, 17/07

Premessa: quello a cui ho assistito ieri notte insieme a Lui era soltanto il mio terzo concerto dei Mercanti. Nonostante il mio folle amore per questo trio brianzolo, purtroppo, problemi di vario genere (leggasi scuola, non-avevo-ancora-la-patente, accompagnatori che mi danno buca all’ultimo minuto, etc.) mi hanno sempre impedito di seguirli più fedelmente (eccezion fatta per il 23/05/2004 con “Coso” e per il 27/07/2005 con lei).

Eppure, sempre ieri notte, quando, ancora carica per l’adrenalina post concerto, mi rigiravo nel letto cercando di prender sonno, pensavo che forse è stato meglio così. Ho potuto apprezzare e gustare la loro musica fino all’ultima nota, e con una maturità che me li ha mostrati sotto una luce diversa: dall’adorazione patetica dei primi due concerti e di un’adolescenza acerba, all’amore più intenso e meno banale di ieri e oggi. Da “La musica dei poveri”, con cui i Mercanti hanno aperto il concerto, fino agli ultimi “Soldatino canta canta…” che continuavano ad libitum fra i saluti di Lorenzo (n.d.a. Monguzzi, voce e chitarra), il mio cuore non ha smesso di palpitare un secondo, e la mia voce di cantare, a squarciagola, sì, perchè dovevo. Una liberazione da tutte le brutture di quest’ultimo periodo e un ricongiungimento con chi ha avuto grande importanza per la mia crescita, musicale e non. E anche quando il fiato per cantare sembrava essersi perso fra i millemila saltelli, e il sudore imperlava la mia pelle, e le mani, rosse e bollenti, quasi non riuscivano più a scontrarsi e a tenere il tempo delle canzoni, io c’ero. Io. Ne “La musica dei poveri”, ne “La semi-automatica”, ne “La moglie brontolona”, ne “La mia ora di libertà”, “in “Cecco il mugnaio” , ne “L’eroe”, in “Brigante se more”, in “El pueblo entiende la poesia”, in “Santa Sara”, ne “Il viaggiatore”, in “Apecar”, in “Sette fratelli”, ne “Il sergente della neve + La guerra di Piero”, ne “Il vigliacco”, in “Lombardia”, in “Mai paura”, in “Sono apparso alla Madonna”, ne “Il gorilla”, in “Geordie” (la scaletta non è riportata esattamente, perchè le emozioni hanno preso il sopravvento, e la mia memoria è andata a farsi fottere in 2 secondi!).  C’ero quando Lorenzo ci ha baciati durante “Geordie”, o quando gli si è rotta la corda della chitarra, o durante l’assolo di Simone (n.d.a. Spreafico, chitarra acustica, basso, seconde voci) in “El pueblo entiende la poesia”, o ancora quando Simone non riusciva a fare la seconda voce perchè noi cantavamo troppo, o mentre Piero (n.d.a. Mucilli, fisarmonica) suonava come solo lui sa fare e cantava con noi. C’ero. E ci sarò.

Grazie, a Lui, ai Mercanti, a me.

2 commenti Luglio 18, 2008

Canzone della bambina portoghese

“O sogni o visioni, qualcosa la prese e si mise a pensare,
sentì che era un punto al limite di un continente,
sentì che era un niente, l’Atlantico immenso di fronte…

E in questo sentiva qualcosa di grande
che non riusciva a capire, che non poteva intuire,

che avrebbe spiegato, se avesse capito lei, quell’ oceano infinito…
Ma il caldo l’avvolse, si sentì svanire e si mise a dormire
e fu solo del sole, come di mani future;
restaron soltanto il mare e un bikini amaranto…

E poi e poi, se ti scopri a ricordare, ti accorgerai che non te ne importa niente
e capirai che una sera o una stagione son come lampi, luci accese e dopo spente
e capirai che la vera ambiguità
è la vita che viviamo, il qualcosa che chiamiamo esser uomini…
E poi, e poi, che quel vizio che ti ucciderà non sarà fumare o bere,
ma il qualcosa che ti porti dentro,
cioè vivere, vivere e poi, poi vivere…”

-Canzone della bambina portoghese- Francesco Guccini

2 commenti Luglio 8, 2008

Impressioni di settembre

Quante gocce di rugiada intorno a me,
cerco il sole ma non c’è .
Dorme ancora la campagna, forse no,
è sveglia,
mi guarda,
non so .
Già l’odore della terra,
odor di grano,
sale adagio verso me
e la vita nel mio petto batte piano.
Respiro la nebbia
penso a te .
Quanto verde tutto intorno
e ancor più in là,
sembra quasi un mare d’erba
e leggero il mio pensiero vola e va,
ho quasi paura che si perda .
Un cavallo tende il collo verso il prato,
resta fermo come me .
Faccio un passo,
lui mi vede,
è già fuggito,
respiro
la nebbia,
penso a te.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono un uomo,
un uomo in cerca di se stesso.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono solo,
solo il suono del mio passo…
e intanto il sole
tra la nebbia filtra già:
il giorno
come sempre
sarà.

-Impressioni di settembre- Francesco Renga (originale della PFM)

Add comment Luglio 3, 2008

Per M.

Pensavo che tu fossi una delle rare meraviglie che quella scuola mi avesse riservate. Ne ero convinta, sin dal giorno in cui ti ho incontrata agli “Istituti nuovi” a comprare i libri di quarta ginnasio. Eri diversa, ti capivo, già allora. Bastava uno sguardo. Poi te ne sei resa conto pure tu, la nostra amicizia cresceva esponenzialmente a mano a mano che i giorni scorrevano via. I pomeriggi assolati di maggio a camminare per Monza e parlare, sì, me li ricordo ancora. Le telefonate, sempre tue, per i compiti e poi…iniziavamo a parlare d’altro. Le mail, i messaggi, il mio quindicesimo compleanno e tu che sei rimasta a casa mia a dormire, o meglio a parlare fino a notte tarda. Tu c’eri, a gennaio e a luglio, a consolarmi. L’anno successivo non facevamo altro che litigare, noi due, così unite, e così cocciute, dannatamente uguali e lunatiche. Mi son avvicinata ad altre persone, ne ho conosciute altrettante, eppure ero ancora la tua gemellina. Il terzo anno ci siamo separate: io dovevo starle vicina, tu volevi novità. Parlavamo ancora sì, ma meno di un tempo. Non c’era mai tempo per noi. Solo sguardi e tacite intese. E chiamate in riva al mare, e un post dedicato a te. L’anno scorso la bufera. Emotivamente parlando ero a pezzi, fisicamente parlando pure. Sprizzavo stress e nervosismo da tutti i pori, non riuscivo più a controllare la mia vita, non potevo aiutarla e consolarla, non potevo sempre ascoltare senza mai essere ascoltata. Tu c’eri, poco, perchè la tua vita ti reclamava. E non te ne ho mai fatta una colpa. Nonostante la tua vicinanza a lei mi facesse male: non per gelosia, semplice affezione eccessiva nei tuoi confronti e timore che potesse farti del male. Poi ho conosciuto lui. E la mia vita è radicalmente mutata: a poco a poco ho tolto le erbacce dal mio giardino, quelle che tanto mi facevano soffrire e che hanno lasciato un solco profondo, nonostante tutto. Tu no, non eri fra quelle. Tu rimanevi, eri una delle poche persone di cui realmente mi fidassi. Eppure tu volevi andartene, volevi respirare aria nuova, perchè ti sentivi imprigionata. Io provavo lo stesso, ma volevo tener duro. Tu cercavi, volevi a tutti i costi cambiare scuola. Ho pianto, tanto, mentre tornavo a casa con lui dal messicano. Me ne son fatta una ragione. E’ passata l’estate, è giunto l’ultimo anno. Tu c’eri. Io son diventata impenetrabile e riservata, e tu hai cercato qualcun’altra che potesse starti vicina. Ne ho sofferto, come immagino anche tu. Il problema era ed è tuttora che non so più aprire il mio cuore tanto facilmente. Perchè, lo dico a malincuore, neppure tu riesci più a leggere i miei pensieri e i miei sentimenti e perchè la sofferenza causatami da altre situazioni che ben conosci, mi ha resa tale. Ed io ti vedo così distante da quella che eri e che ho conosciuto. Le nostre vite si sono scisse, le nostre anime pure. Tu vivi il tuo, io il mio. E ne soffro, sì, soffro perchè tu pensi che non ho più sogni, perchè neppure tu capisci quanto io sia cambiata, quanto sia meno stupida e più riflessiva, innamorata. Di me, di lui, della vita.

Con la speranza che tu capisca e non fraintenda le mie parole. Con la speranza che un giorno noi si possa recuperare questo rapporto. Rimani pur sempre la mia damigella di nozze! Con il cuore in mano e le lacrime agli occhi mentre scrivo questa pappardella melensa. Perchè sei ancora quella meraviglia che ho conosciuto e amato, eppure qualcosa si è rotto.

2 commenti Luglio 1, 2008

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